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di Massimo Pittau
Una decina di anni fa è stato organizzato a Berlino, da una delle sue Università, un convegno sulla lingua sarda. In quel convegno ho tenuto una relazione intitolata “La Lingua Sarda oggi”, che poi ho inserito nel mio libro “Lingua e civiltà di Sardegna” (Cagliari 2004).
Pur essendo quella mia relazione non esattamente centrata rispetto alla problematica odierna, ritengo opportuno pubblicarne uno stralcio.
La lingua sarda esiste realmente anche come lingua letteraria, anche se espressa in due varietà fondamentali, il logudorese letterario e il campidanese cittadino. Queste due varietà letterarie risultano ormai quasi del tutto standardizzate e anche fortemente unificate nel rispettivo ambito di ciascuna. L'uso di una di queste due varietà letterarie ormai è generale da parte dei poeti e anche dei prosatori sardi. Non si deve poi trascurare il fatto che i poeti sardi sono molto numerosi, sia in Sardegna che fuori, tanto che ormai raggiungono il migliaio, sempre pronti a partecipare ai numerosi premi di poesia che continuano a esser banditi anno per anno in varie località dell'Isola. Del resto si deve segnalare non soltanto l'elevato numero di poeti che scrivono in lingua sarda, ma anche sottolineare gli elevati livelli poetici che sono stati raggiunti da molti di loro. Ormai in Sardegna per gli insegnanti della scuola dell'obbligo e anche di quella superiore che abbiano voglia di lanciare l'uso e lo studio della lingua sarda, esistono componimenti poetici scritti in sardo (campidanese o logudorese), i quali sono in grado di educare i nostri ragazzi e adolescenti al gusto della poesia e di aprirli all'attività letteraria molto più e molto meglio di quanto non facciano i triti e ormai abusati "Valentino" di Giovanni Pascoli e "T'amo o pio bove" e "Davanti San Guido" di Giosuè Carducci. Con tutta tranquillità pertanto si possono e si debbono far entrare nelle scuole dell'Isola anche i poeti e la poesia in lingua sarda, senza alcun timore che il livello generale della preparazione linguistica e letteraria dei nostri ragazzi e adolescenti scenda verso il basso, ma anzi con la fondata fiducia che essa salga verso l'alto. «Ma questa lingua sarda bimembre, cioè logudorese e campidanese non è la "lingua sarda unificata"», obietteranno sia i sostenitori della "unificazione" a tutti i costi sia i nemici tout court del recupero e del rilancio della lingua sarda. «E che significa questo?» dico io. Anche gli antichi Greci, nel periodo del pieno fulgore della loro civiltà, non avevano né adoperavano una "lingua greca unificata", bensì facevano uso di quattro o cinque varietà dialettali (eolico, ionico, dorico, attico, ecc.), ciascuna carica di autorevolezza e ciascuna comprensibile da tutti i Greci. Se i Greci non si sono sentiti mai a disagio né hanno provato un complesso di inferiorità per il fatto che la loro lingua greca in realtà era distinta in quattro o cinque varietà dialettali, perché noi Sardi dobbiamo sentirci a disagio e provare un senso di inferiorità per il fatto che la nostra lingua sarda è distinta in due grandi varietà letterarie? Ed aggiungendovi pure la varietà gallurese-sassarese - che, come è noto, non è dallo stretto punto di vista linguistico propriamente "sarda" - in realtà noi Sardi attuali ci troviamo in condizioni migliori di quelle degli antichi Greci quanto ad "unità" del loro e del nostro parlare. Eppure, col loro pluralismo dialettale i Greci hanno creato quei capolavori della letteratura mondiale che sono l'Iliade e l'Odissea, le tragedie di Sofocle, Eschilo ed Euripide, le commedie di Aristofane e di Menandro, i Dialoghi di Platone, ecc. ecc.; e più in generale hanno creato la loro splendida civiltà, quella che ha dato inizio all'intera civiltà occidentale, della quale adesso noi andiamo giustamente orgogliosi come eredi diretti e come rappresentanti legittimi. Fatta questa premessa, ritornando alla questione di quale lingua sarda si debba insegnare nelle nostre scuole, io dico di non avere alcun dubbio in proposito: io ho sempre detto e continuo a dire in termini generali che la nostra lingua sarà salvata e recuperata solamente a condizione che vengano salvati e recuperati i singoli dialetti e suddialetti sardi. Per quanto poi riguarda la scuola sarda, a mio fermo giudizio, si deve tendere ad adoperare e ad insegnare il dialetto locale, anzi il suddialetto di ciascuno dei 380 comuni sardi. In questo modo noi avremo la collaborazione effettiva e anche entusiasta delle famiglie, dei genitori dei bambini e soprattutto dei loro nonni. Se invece nelle scuole dei villaggi e delle città dell'Isola si tenterà di imporre la ormai famigerata «limba sarda unificada» è evidente che non soltanto non ci sarà alcuna collaborazione da parte delle famiglie, ma addirittura ci sarà la loro forte opposizione. Cioè si determinerà un autentico "rigetto" della «limba sarda unificada», che quasi nessuno vuole, e sarà un "rigetto" che finirà col coinvolgere anche la lingua sarda in generale, compresi i suoi dialetti. E certamente i tentativi di recupero e di rilancio della lingua sarda svaniranno tutti e per sempre.
D'altra parte, sempre facendo riferimento alla scuola sarda, si debbono distinguere due piani della educazione linguistica in senso sardo, quello del parlato e quello dello scritto. Sul piano del parlato o della lingua orale - ripeto - si dovrebbe fare preciso riferimento al suddialetto di ciascun centro abitato dell'Isola (ad Assemini, Villamassargia, Neoneli, Orgosolo, Luras, Arzachena, ecc. i bambini, i ragazzi e gli adolescenti dovrebbero imparare e parlare il rispettivo suddialetto locale). Sul piano dello scritto invece gli insegnanti dovrebbero presentare agli alunni come modello la forma comune e letteraria di ciascuna grande varietà della lingua sarda, il campidanese nel Capo di Sotto o meridione della Sardegna e il logudorese nel Capo di Sopra o centro-settentrione della Sardegna. D'altra parte gli insegnanti dovrebbero preparare e abituare i loro alunni a un passaggio spontaneo da un codice dialettale all'altro; operazione che non sarebbe difficile mandare avanti facendo leggere e studiare agli alunni dell'area dialettale campidanese anche poeti e scrittori logudoresi e viceversa. Questa operazione didattica ed educativa dovrebbe essere mandata avanti anche nel contatto e incontro delle varietà dialettali campidanese e logudorese rispetto a quella settentrionale gallurese-sassarese e viceversa. Debbo infine precisare che la lingua sarda dovrebbe essere insegnata nelle scuole anche nella modalità veicolare o strumentale, ossia si dovrebbe insegnare il sardo parlando in sardo. Anzi nella sostanza nelle nostre scuole la lingua sarda dovrebbe essere molto più parlata e molto meno insegnata. Inoltre questo uso veicolare o strumentale del sardo dovrebbe investire, in maniera alternativa con l'italiano, non solo l'insegnamento linguistico propriamente detto, ma anche quello di ogni altra disciplina. Perché mai la storia della Sardegna, la geografia della Sardegna, l'arte della Sardegna non dovrebbero essere insegnate adoperando la lingua sarda? E in vista di tutto questo è evidente che si dovrebbe incoraggiare la pubblicazione di testi scolastici scritti secondo le due varietà letterarie della lingua sarda. Oltre a ciò in tutte le località dell'Isola si dovrebbe predisporre l'intero ambiente in maniera che parli continuativamente in lingua sarda. A tale fine si dovrebbero recuperare i nomi genuini dei centri abitati sardi, ad es. Garteddi e non Galtellì, Scallebranu e non Escalaplano, Scroca e non Escolca, Maccumere e non Macomer, Norghiddo e non Norbello, Nùgoro e non Nuoro, Orotteddi e non Orotelli, Biddamanna e Biddanoa e non Villagrande e Villanova, ecc. Si dovrebbe recuperare l'antica toponomastica cittadina, da trascrivere accanto a quella odierna. Si dovrebbero incoraggiare le insegne dei negozi anche nella forma propriamente sarda, ad es. Barberi accanto a Barbiere, Buttecaria accanto a Farmacia, Butteca accanto a Negozio, Istancu accanto a Tabacchino, Carnitzería accanto a Macelleria, Pischería accanto a Pescheria, ecc. Si dovrebbe inoltre incoraggiare l'uso della lingua sarda nei manifesti e nella pubblicità e anche nelle insegne degli Uffici e degli esercizi pubblici, ecc. ecc. Infine è evidente che sia la Regione sia le Province debbono organizzare al più presto corsi di aggiornamento in lingua sarda a favore degli insegnanti sia della scuola elementare sia di quella media. |