Gianfranco Pintore
Rivolta popolare friulana del giovedì grasso, 499 anni fa PDF Stampa E-mail
Scritto da Carli Pup   
Sabato 27 Febbraio 2010 08:41

di Carli Pup

A cavallo tra Quattrocento e Cinquecento, la nobiltà friulana è organizzata in due grosse fazioni: gli strumieri e gli zamberlani. I primi raggruppano la maggioranza dei nobili della Patria del Friuli: si tratta di veri e propri clan che spesso hanno possedimenti, parentele, nonché legami ideologici con l’Impero d’Austria, dove trovano quelle possibilità di “fare carriera” che, invece, Venezia preclude loro, riservandole all’oligarchia lagunare. I secondi, che fanno capo alla famiglia Savorgnan, la più potente del Friuli e l’unica iscritta alla nobilità veneziana, godono invece di appoggi e legami con le autorità della Repubblica. Gli strumieri controllano il Parlamento della Patria, mentre gli zamberlani esercitano la propria influenza sull’Arengo di Udine, hanno il comando delle Cernide (le milizie contadine) e sostengono le comunità rurali negli scontri con la nobiltà locale.

Il momento più violento della faida coincide però con l’avvento di Antonio Savorgnan alla guida della fazione zamberlana. È lui, infatti, che da un lato rafforza il sostegno alle comunità rurali impegnate in scontri sempre più violenti per difendersi dagli usurpi nobiliari e, dall’altro, avvia una politica sempre più autonoma da Venezia, forse con l’obiettivo di trasformare tutta la Patria in una signoria sotto il suo controllo.

A rendere ancora più ingarbugliato questo quadro contribuisce, inoltre, il conflitto in atto tra Venezia e l’Impero, con i soldati ed i mercenari dei due stati che si rincorrono per tutto il Friuli uccidendo, bruciando e saccheggiando. Si tratta di una guerra in cui il Friuli è la vittima principale. In questa situazione Venezia è obbligata ad appoggiarsi ancor di più ai Savorgnan per contenere gli strumieri, apertamente filoimperiali, ma anche nel tentativo di non alienarsi le simpatie dei contadini e l’appoggio delle Cernide.

Il 27 febbraio 1511 il Carnevale è al culmine. È giovedì grasso e la città di Udine è affollata di gente giunta anche dai villaggi vicini. Una colonna di contadini delle Cernide, tornata da una perlustrazione fuori città in seguito alla segnalazione di truppe imperiali nelle vicinanze, si ritrova al centro di uno scontro tra i partigiani delle due fazioni nobiliari. È la scintilla che da avvio al fuoco dell’insurrezione: in breve gli uomini delle Cernide, con il sostegno dei popolani udinesi e dei contadini giunti da fuori città, danno l’assalto ai palazzi nobiliari e li espugnano uno dopo l’altro, saccheggiandoli e incendiandoli. I nobili e i loro partigiani che non riescono a fuggire vengono passati per le armi. Il luogotenente veneziano si rifugia in castello senza intervenire. Per porre un freno alla rivolta udinese viene richiamato un drappello di cavalleria dalla piazzaforte di Gradisca d’Isonzo, ma nel frattempo il partito strumiero ha perso diversi tra i suoi esponenti di spicco.

Da Udine le fiamme della rivolta dilagano nel resto del Friuli. Organizzati in vere bande guerrigliere, i contadini espugnano, saccheggiano e incendiano i castelli di Arcano, Brazzacco, Caporiacco, Cergneu, Colloredo di Montalbano, Cusano, Fagagna, Madrisio, Moruzzo, Porpetto, Prampero, Salvarolo, San Daniele, Spilimbergo, Susans, Tarcento, Varmo, Villalta, Valvasone e Zoppola, oltre ai palazzi nobiliari di Gemona, Tricesimo, Tolmezzo e Venzone. Di fronte ad un’insurrezione che si espande a macchia d’olio, la nobiltà friulana e le autorità veneziane si compattano e, ottenuta un’importante vittoria sui magredi del Cellina, danno avvio alla repressione. La peste e il terremoto che si abbattono sul Friuli nelle settimane seguenti danno il colpo di grazia alla rivolta anche se, in alcune giurisdizioni, la lotta prosegue a lungo.

La rivolta del 1511 rappresenta l’episodio culminante, ma non conclusivo, di un conflitto sociale e politico che ha radici lontane. I contadini friulani di quel periodo non sono, come li ha descritti qualcuno, marionette nelle mani del Savorgnan o di Venezia. I rappresentanti delle comunità rurali friulane riescono a tessere una rete “politica” in grado perfino di condizionare il loro appoggio militare a Venezia sulla base del rispetto dei propri diritti ed usi tradizionali. È proprio questa capacità “politica”, rafforzata dalla stessa rivolta del 1511 e dagli scontri sociali che proseguono ancora a lungo nella Patria, che obbliga Venezia a riconoscere il diritto all’istituzione di una rappresentanza permanente delle comunità rurali friulane che, nel 1533, sarà istituzionalizzata con il nome di Contadinanza. Un organismo unico nel panorama europeo dell’epoca.

Dopo l’episodio del 1511 in Friuli non si registrano insurrezioni così ampie e diffuse, ma la violenza sociale prosegue per secoli nelle campagne friulane con forme e modalità diverse. L’insurrezione popolare del giovedì grasso, tuttavia, aveva mostrato a tutti la forza dei contadini, lasciando un’eco profonda e duratura nell’immaginario della nobiltà. L’eco della rivolta rimane a lungo impressa anche nella memoria popolare al punto che, ancora oggi, è possibile trovarne una traccia, per quanto sbiadita o distorta, nei racconti popolari friulani dove abbondano storie che parlano di castelli distrutti e che rievocano le atrocità commesse dai castellani.

A volte sorge il dubbio che la paura suscitata da quella rivolta non sia ancora del tutto passata se è vero che, nonostante si tratti della più grande insurrezione contadina del Rinascimento all’interno degli attuali confini dello stato italiano, non se ne trova traccia nei libri di storia in uso nelle scuole italiane, che invece ricordano senza reticenza altri movimenti insurrezionali e rivolte accadute altrove.

È per ricordare questo importante episodio della storia friulana ed, in particolare, le comunità rurali che insorsero a difesa dei propri diritti che il 27 febbraio, da alcuni anni, è stato scelto come data per la Zornade Furlane dai Dirits (Giornata Friulana dei Diritti). L’iniziativa è stata promossa dal Comitât – Odbor – Komitaat – Comitato 482 e ripresa in particolare dall’emittente nazionalitaria Radio Onde Furlane che, in tale giornata, sviluppa una programmazione totalmente dedicata al tema dei diritti.