| La pietra nuragica di Losa. Tre soli simboli ed un universo concettuale |
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| Scritto da Gigi Sanna | ||
| Domenica 29 Novembre 2009 07:29 | ||
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di Gigi Sanna
con ‘alfabeto’ e senso che ci porta diritti diritti all’antica religione siro-palestinese, alle fonti documentarie di essa (Negev) nel XV –XIV secolo a.C. E forse anche prima di questo periodo.
Ma la prima lettura, quella da sinistra verso destra con il lessico ‘EL NAHAS HE’, con i tre simboli forti (’Aleph, Lamed, Nahas), con la chiara voce ‘EL’, con i logogrammi e i pittogrammi acrofonici, con le lettere ‘agglutinate, non è l’unica. Come altri documenti della scrittura epigrafica nuragica (stupendi ed insuperabili quelli di Tzricotu di Cabras, di Is Locci –Santus e la Stele di Nora) la scritta deve essere attentamente esaminata perché ‘il rebus’ espressivo è sempre presente. E l’errore più grave che si può commettere con un testo nuragico è quello di essere ermeneuticamente soddisfatti e chiudere subito la ‘partita’ interpretativa. Di lasciare, per dir così, ‘indecodificata’, molta (e spesso la più importante) parte del senso. Quindi, riprendendo la prima lettura e aggiungendo la seconda otteniamo: ’EL Nahas he/He In questa seconda lettura antioraria e palindroma (come sicuramente qualcuno avrà notato), abbiamo le due voci Nul -’Ak che ci spiegano sia dal punto di vista architettonico sia dal punto di vista religioso che cosa è un NUL/NURAC . E’ il tempio dedicato a ’El (ILI, ILO, ILU, ELLI), alla divinità androgina (YH,YHH,YHWH) dalla potenza taurina di cui parliamo (documentandolo sempre) ormai da diverso tempo (si ricordino, per gli ultimi documenti, l’espressione in protocananeo di Aiga di Abbasanta e quella in carateri latini del nuraghe Aidu Entos di Bortigali).
metonimico del numero due (tant’è che spesso è simbolo della ‘bipenne’). Basta recarsi presso il sito nuragico di S. Stefano di Oschiri per osservare stupefatti i fantasiosi e complessi passaggi metonimici e rendersi conto che alfabeto e matematica/geometria nel sistema nuragico sono strettamente intrecciati. L’esempio più eclatante dello scambio nel e per il ‘significato’, di cui ho parlato diverse volte, è una nota e ‘strana’ espressione dialettale della lingua sarda, anche odierna, soprattutto nell’area oristanese: Su santu doxi! Essa significa ‘per dio!’ . Ad es. a ndi bessis de inguni, su santu doxi! (esci o non esci da lì, santo Dio!) Ora, questa espressione se si dovesse riportare alle (sue) origini ‘nuragiche’ verrebbe scritta così: TRE SETTE DODICI (3 + 7 + 12). Il 3 è il numero del determinativo (hē = issu/su), il 7 è convenzione numerico-lessicale (attestatissima in semitico) per indicare ‘santo’, il 12 è il numero (dei mesi) dell’astro solare. Immaginiamoci uno che oggi invece di pronunciare ‘su santu doxi’ (che è solo dal contesto comprensibile), il detto lo scriva, così come all’origine. E supponiamo ancora che il signor X scriva al signor Y così: Oggi di tutto questo, 3 -7 -12, mi sono proprio seccato! Penso di mandarli tutti a quel paese! Y potrebbe rispondere, ma solo se è al corrente di una certa ‘convenzione’ metonimica scrittoria, di scambio di parola per numero o viceversa, magari replicando così: non prendertela, lascia passare un po’ di tempo, prenditi un 24 o, se non ci riesci, un 30. Ecco, l’uso continuo della scrittura nuragica legata al numero, ci spinge a cercare con e attraverso di questa, la parola mancante, ovvero ABa. Questa mi pare composta proprio dal numero ‘tre’ offerto dai simboli, cioè 1 -2 -3 (= A + B + H), della sequenza alfabetica. Si tenga presente, per parare subito all’obbiezione, che il sistema nuragico usa spessissimo il numero ‘tre’ per notare il determinativo al posto della figurina con schema a ‘Tanit’, segno che parte - come si sa - dal codice della scrittura protosinaitica con valore della consonante aspirata (hē). Ragion per cui lo hē semitico - nuragico non va messo al quinto posto dell’alfabeto (ugaritico, fenicio) ma al terzo. Cosa questa che non può arrecare scandalo dal momento che si sa dell’alfabetario semitico (in ugaritico) di Bet-Shemesh con sequenza H -L -H - M -Q ecc. e non con quella canonica. E si ricordi, se si vuole, che di una ‘triade’ betilica legata al culto del Sole e della luna, di una formula ‘ternaria’, di una chiara simbologia ‘numerica’ fenicio - punica sottesa al segno della divinità (volto di Baal), ha trattato acutamente (con tutta l’ampiezza e la problematicità del caso) il grande archeologo e linguista Ferruccio Barreca (1986, pp. 156 - 169). Naturalmente lo studioso aveva di fronte solo documenti fenici (e non sempre strettamente ‘fenici’) e punici, partiva da un periodo molto più recente, e non poteva pensare che un giorno sarebbero saltati fuori le tavolette di Tzricotu e gli altri (ormai numerosi) documenti nuragici in scrittura di tipologia semitica della seconda metà del Secondo Millennio a.C.. Non poteva immaginare che tutto un ‘mondo semitico’ con il Dio ‘El cananeo, con i suoi miti e le sue simbologie, esistesse ben prima, da più di un millennio, in Sardegna. Ma il suo grande intuito lo aiutava comunque, tanto da cercare lontano, molto lontano (nel Baal cananeo e nella triade di Ugarit, nel dio androgino, nel racconto Biblico con le manifestazioni di Yhwh, ecc.), le profonde radici della simbologia sarda considerata allora ‘semplicemente’ fenicio-punica. Le geniali considerazioni del Barreca meriterebbero d’essere portate per intero. Si legga comunque solo questo passo: ‘In tal modo dunque Tanit non appare più come una divinità diversa da Baal, ma come Baal stesso in un suo particolare modo di manifestarsi; essa è la ‘persona’ o ‘presenza’ di Baal , quindi lui stesso, presente in un luogo. E’ inevitabile qui ricordare il passo biblico ove Iddio [yhwh], rivolgendosi a Mosè che si accinge ad attraversare il deserto, lo rassicura con le parole ‘la mia Panè camminerà davanti a te’ ed il ricordo rende certo meno attendibile la definizione della religione fenicio punica come politeistica….’. E la antichissima ‘panè’ sarda nuragica con simbologia ‘tre’, ‘due’ ed ‘uno’ cosa può esprimere, tra l’altro, se non il ‘padre’? Se non il ‘volto’ creatore e protettore della divinità Cananea (El -Baal) e della divinità israelitica (Yhwh)? Forse che su questa divinità del monoteismo nuragico sardo, ‘simile allo YHWH geloso del V.T.’, è il caso di citare, oltre a quelle del Barreca, le parole, illuminanti ma assurdamente rifiutate ormai da un secolo, di Raffaele Pettazzoni? 1) ’El Nahas He אלנחשה 2) He Nul ’Ak הנלאך 3) ’Aba He אבה |